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Città | Miracolo Eucaristico  
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Il Miracolo Eucaristico
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Bibliografia
Home Miracolo Eucaristico Dati informativi e culto Notizie d'Archivi Un manoscritto del XVII secolo

Un manoscritto del XVII secolo 

Non è stato possibile avere una copia della pubblicazione di mons. Sebastiano Rinaldi, Vescovo Titolare di Calcedonia, Coadiutore con diritto di successione del Vescovo Bartolomeo Beccari di Gurdialfiera (Campobasso), ove morì nel 1616; ma è stato possibile, tuttavia, dopo estenuanti trattative, riacquistare da privati, oriundi lancianesi residenti in Pescara, e far restaurare dall’Istituto di patologia del libro in Roma, un fascicolo, con versione italiana del p. Gesualdo de Marchys, che riportamo testualmente:

"PER LE SANTE RELIQUIE DEL CORPO E SANGUE DI N.S. G.C."

"Lanciano anticamente detta Anxa, città famosa per fiere che si fanno due volte l’anno, è nell’Abruzzo Territorio gi dei Sanniti e Peligni, posta quattro miglia lontana dalla Marina, e dal Fiume Sangro, ovvero Sangrina. In questa Città circa gli anni 700 di N.S. si trovava nel Monastero di S. Legonziano, ove abitavano Monaci di S. Basilio, oggi detto di S. Francesco, un Monaco il quale non men fermo nella fede, letterato nella Scienza del Mondo, ma ignorante in quella di Dio, andava di giorno in giorno dubitando, se nell’Ostia Consacrata vi fusse il vero Corpo di Cristo, e così nel Vino vi fusse il vero Sangue, tuttavia non abbandonato dalla grazia, del continuo orava, ed instantemente pregava Dio che li togliesse dal cuore questa piaga, che l’andava investendo l’anima; quando il benignissimo Iddio, Padre di misericordia, e di nostra consolazione si compiacque sanarlo da sè oscura caligine, facendoli quell’istessa grazia, che già compartì all’Apostolo Tommaso.

Mentre dunque una mattina nel mezzo del suo Sacrificio, dopo aver proferito le Santissime parole della Consacrazione, più che mai si trovava immerso nel suo antico errore, vide (oh favor singolare e meraviglioso) il pane in Carne, ed il vino in Sangue converso. Da tanto e così stupendo miracolo atterrito e confuso, stette gran pezzo, o sia in una Divina Estasi trasportato, ma finalmente cedendo il timore di spiritual contento, che lo riempiva l’anima, con viso giocondo ancorché di lacrime asperso, voltatosi ai circostanti, così disse: Oh felici assistenti, a’ quali il benedetto Iddio per confondere la incredulità mia, ha voluto svelarsi in questo Santissimo Sacramento, e rendersi visibile agli occhi nostri: Venite, fratelli, e mirate il nostro Iddio fatto vicino a noi. Ecco la Carne, ed il Sangue del nostro dilettissimo Cristo. A queste parole corse l’avido popolo con divoro precipizio all’Altare, e tutto atterrito, cominciò non senza gran copia di lacrime a gridar misericordia.

Sparsa la nuova di così raro e singolare miracolo per tutta la Città, chi potria dire gli atti di Compunzione, che grandi, e piccoli frettolosamente accolti, cercarono iscoprire? Altri con confuse, ma divote voci invocavano la Divina Pietà, altri percuotendosi il petto, si chiamavano in colpa dei commessi errori: altri con sommessi accenti, ed interrotti sospiri si chiamavano indegni di mirare sì Prezioso Tesoro; altri finalmente con tacito, e riverente silenzio ammiravano, stupivano, lodavano, e ringraziavano il benignissimo Iddio, ch’avesse voluto sottoporre al senso mortale la Sua immortale ed incomprensibile Maestà. Quietata finalmente questa dogliosa armonia, e rese al Cielo le dovute grazie, i Principali della Città fecero formare un bellissimo Tabernacolo d’avorio, che forse in quei tempi questo dente era stimato più d’ogni altro metallo, in cui si è conservata una tanta Reliquia, quasi sino a giorni nostri: indi in un bellissimo vaso d’argento, quasi in calice, finalmente in un ricchissimo Cristallo di Rocca dove al presente si conserva. Sono le parti di quel Sangue di grandezza diversa, e disuguale, non di meno (oh meraviglia!) avendo per ispirazione divina e forse a confusione di qualche incredulo, pesate con la bilancia dell’Arcivescovo, che fu frate Antonio di S. Michele, trovassi, che tanto pesava l’una, quanto tutte, tanto due quanto tre, tanto il più grande, quanto il più piccolo.

Mostrasi ogn’anno a chiunque lo vuol vedere nel Santo giorno di Pasqua, dopo pranzo. Giovanni Bottino non sapendo l’Istoria scrisse nel 1° Libro delle sue Relazioni Universali che in Lanciano si mostra il SS. Sacramento cangiato in Carne e Sangue, mentre un Giudeo col coltello il percosse. Ma non è da lasciarsi un altro miracolo che il benedetto Iddio volle dimostrare con questa Santa Reliquia. Scorrendo il Turco nel 1566 tutte le Marine del Regno di Napoli, ed ardendo e devastando con esacranda rabbia e furore tutte le circonvicine Città, Frate Gio. Antonio di Mastro Renzo de’ Minori Conventuali diffidato del Divino aiuto, e scordatosi della Confidenza, tanto predicata dal nostro Serafico Padre S. Francesco, se ne fuggì nel 1° giorno d’Agosto insieme con molti altri Giovani della gi abbandonata Città, portandosi con lui questa Sagrosanta Reliquia, acciò indecentemente non pervenisse in potere di quei cani; così avendo camminato a gran passi tutta la notte, e per conseguenza credendosi di aver fatto un gran viaggio, si ritrovò la mattina essere vicino all’istessa porta della Città, dalla quale era uscito, per locchè tutto pieno di meraviglia, di confusione per la sua diffidenza, voltatosi a’ compagni, disse: non ascrivete compagni a malvagità di formar (fortuna?) questo nostro comune errore, ma il tutto imputate alla Divina Provvidenza, li cui segreti sono inscrutabili ed investigabili, pertanto qui dobbiamo fermarci, ed anco se fia necessario dobbiamo prontamente spargere il sangue e la vita, che ben deve un vero soldato, e settatore (seguace) di Cristo ponere la vita per l’istesso Cristo.

Da queste e simili parole animati i compagni, e da mansueti e timidi agnelli, fatti in un subito forti, e coraggiosi leoni, ripieni di Celeste baldanza rientrarono nell’abbandonata Città, e con pietosa, e devota intrepidezza, alla guardia di quella si rimasero. Ma la potenza di quel Signore, che gi liberò i tre garzonetti Ebrei dalle voraci fiamme, preservò anche intatti ed illesi dalle nemiche spade li fidi custodi di questo Celeste e Prezioso Tesoro. Discacciano dunque degli Eretici le sacrileghe lingue, spettrisino degl’Increduli, e miscredenti, gli ostinati cuori, riposi dunque lieta, e festeggi la Religione Cristiana, a cui visibilmente si discuopre ciò che fedelmente ella professa e crede, ma soprattutto esulti, e trionfi l’Italia - ed in special modo Lanciano, Emporio un tempo dei Popoli Frentani, nella cui Città è successo il Miracolo, esposto nel presente opuscolo - nel cui seno si nasconde quell’immenso Signore, che tutte le cose create in se non possono capire, che però con riverente fasto possiamo ben cantare con Santa Madre Chiesa: "Non dat alai natio tao grandi, quae habeat DOS appropinquante sii, sicut adesso nobis Deus nostre, cui ab Oman creatura si onor, virus, et gloria, in specula saeculorum. Amen. Soprascritta miracula a R.mo Sebastiano de Rinaldi entrata, acque in libro, cui Titulus Los snaturo compendiose riposati ad fidelium pleniorem notizia perfideliter emanatus est. Anno Domino millesimo secentismo trigesimo primo. Praesens Copia estratta est a proprio originali a me Fra Gesualdo de Marchys Guardiano".

Termina così il testo, tradotto non perfettamente, del p.Gesualdo De Marchys. Una mano molto posteriore, però, ha aggiunto una postilla, non bene decifrabile a causa di una sovrapposta scrittura, di questo tenore: "Gli Eredi....colpiti dalla....vendeva con altre carte manoscritte....a Filippo di Toto....della Settimana Santa del 1873, ma il sottoscritto ha salvato tutti questi...dalla falce della distruzione. Non è questa una possieda, cio è che essa cronica". Qui è stroncato il fascicolo di evidente mutilazione e facente parte di un volume, sia perché la postilla citata continuava in altra pagina e sia perché le tante numerazioni in alto, a destra di ogni pagina, sono di diverse mani e si ricollegano a quattro sequenze distinte. Dopo aver cancellato a penna le parole mancanti nella precedente postilla, altro possessore del manoscritto ha vergato: "Lanciano 10 Maggio 1874. L’originale di questa scritta che si conserva gelosamente, è stata ritrovata da me sottoscritto presso Filippo di Toto venditore di sali e tabacchi in questa Città nell’epoca designata. Fan.Co Paolo.....ex Titolare di Posta di Lanciano medesimo"(21).

 

(21) G. DE MARCHYS, PER LE SS. RELIQUIE DEL CORPO E DEL SANGUE DI N.S. G.C. - 1631 - MS. CONVENTO S. FRANCESCO DI LANCIANO. Cfr. F.CARABBA, Op.cit., p. 232 e p. 238. 

 




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