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San Biagio 


Quando si parla della chiesa di S. Biagio, si sta facendo riferimento alla costruzione più antica di Lanciano in quanto la sua fondazione pare che risalga ai primi del 1059. La chiesa esprime un'architettura estremamente semplice che si denota dalle murature nude e le capriate scoperte; possiamo attribuire questa indubbia semplicità al fatto che per lungo tempo la chiesa fu sconsacrata. Il campanile fu costruito fra il 1345 e il 1400 ed è caratterizzato da due bifore una situata nel secondo ordine, al di sopra della chiesa, e l'altra nella parte bassa, il tutto decorato da piccole arcate ottenute con grossi mattoni accoppiati ad angolo acuto.
In questa chiesa vi sono tre statue lignee collocabili tra il XV e il XVII sec. esse sono: S. Biagio (in legno del XVIII secolo), S. Isidoro e la Madonna della Candelora che si è sempre festeggiata il 2 febbraio. S. Biagio è tra le chiese esistenti, quella più antica.L' Antinori afferma che essa è di regia fondazione e soggetta per lungo tempo al vescovo di Chieti al quale era stata donata. Ciò si evince da bolle di Pasquale II, di Niccolò II ed Alessandro III. Nel 1529 si provvede alla ricostruzione del tempio. Alcune relazioni, di visite pastorali rivelano la presenza di altari dedicati a S. Biagio (capoaltare), con la statua del santo lignea risalente al XIV secolo con reliquia senza autentica ma ad immemorabili esposta alla venerazione. S. Maria del Ponte, che prima era sotto il titolo di S. Biagio la cui statua fu trasportata all'altare maggiore  (1). 

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Questa chiesa non è parrocchia ma una sussidiaria, lo era anticamente insieme alle altre citate in merito a S. Agostino. Inoltre vi e la congrega della Candelora o di Maria SS. dei Raccomandati. Il 3 febbraio, giorno in cui si festeggiava il S. Biagio accorrevano centinaia di devoti da tutto il circondario. Secondo testimonianze questi pellegrini dopo aver fatto visita al S. Biagio, si dirigevano nella chiesa di S. Nicola nel quartiere Sacca dove vi era una reliquia (la mandibola) di S. Biagio dentro un ostensorio di epoca gotica (2). L'ostensorio d'argento e dorato, smaltato e di stile gotico, contenente reliquie di S. Biagio ed altri santi, è stato realizzato intorno al 1465 dal maestro Nicola della Franca, allo stesso artista si attribuisce anche la testa della statua di S. Pantaleone e la statua della Madonna del Ponte (3). A tutt'oggi la sera del 3 febbraio c'è una incredibile partecipazione di folla che procede verso la chiesa del santo. Il rituale consiste nell'unzione della gola con l'olio per immunizzare da ogni malattia. In qualche località si usa, per il suddetto rituale, una penna di gallina nera e si fa baciare una reliquia del santo. Lungo la via che porta alla chiesa vengono allestite bancarelle di ciambelle e panini votivi (panicelli), che si fanno mangiare ai bambini per devozione a S. Biagio. Le leggende popolari tramandano S. Biagio come un uomo modesto e povero. Si tratta di uno studioso di filosofia e medicina, vescovo di Sebaste in Cappadocia, vissuto nei primi secoli del cristianesimo che dopo morto ebbe fama di guaritore soprattutto del mal di gola. Circa le ragioni per cui S. Biagio sia protettore dei mali della gola, una leggenda diffusa ritiene che, avviandosi il santo vescovo al supplizio, avrebbe salvato dal soffocamento posandogli una mano sulla gola, un bambino a cui era rimasta di traverso una lisca di pesce. Il santo fu martirizzato con un pettine di ferro, simile a quello usato dai cardatori di lana, ragione per cui i lanaioli lo scelsero come proprio protettore: addirittura proprio ai primi cardatori di lana giunti a Taranta Peligna, famosa per l'antichità di quest'arte, fu introdotto il culto di S. Biagio. La credenza popolare utilizza numerose forme di scongiuro e preghiera per incantare il mal di gola. Eccone un esempio in cui si scongiurano gli stranguglioni (specie di tonsillite) in cui appare la figura del santo guaritore:"Sante Biage cò nove fratille, che da nove à rimase a sette, da sette à rimase a sei ecc. Da du a rimase a une, esce fore lu strangajun" (4).
  

1 F. Carabba, Lanciano, Un profilo storico dalle onigini al 1860, editrice B.L.S., Lanciano 1995. p. 198
2 C. De Giorgio "Cronaca..." op. cit.
3 F.Carabba, Lanciano, Un profilo..., op. cit., pp. 171-172.
4 E. Giancnstofaro. II mangiafavole. Leo S. Olschki. Firenze MCMLXXI. pp. 151-152.




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