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Città | Miracolo Eucaristico  
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Home Miracolo Eucaristico Luoghi e attuali custodi Parrocchia e chiesa di S. Legonziano

Parrocchia e chiesa di S. Legonziano 

Non è da escludere che alcuni documenti possano generare confusione, perché non tengono conto di quanto disposto da papa Alessandro IV con la citata Bolla del 7 marzo 1257, ossia dell’avvenuta erezione della chiesa di S. Lucia e del trasferimento in essa della funzione e dei benefici parrocchiali di S. Legonziano. Si è continuato a citare la chiesa di S. Legonziano, infatti, per denotare anche la parrocchia. Ad esempio, il 21 luglio 1265, da Perugia, il papa Clemente IV (1265-68) aveva concesso a tutti i frati minori il privilegio della esenzione dalle decime e la facoltà di seppellire nelle loro chiese (24): ciò era valido anche per la chiesa di S. Legonziano, non più parrocchiale ed aggregata a quella di S. Francesco. La chiesa di S. Legonziano, però, veniva scritta ancora nel Libro delle decime, per annotare che l’arciprete di Lanciano aveva versato le decime dovute nell’anno 1324-1325 da tutte le chiese della Città.(25)

Sia ben chiaro, comunque, che la sopravvivenza della parrocchia di S. Legonziano è testimoniata, con citazione esplicita in data 4 settembre 1329, in uno strumento rogato dal Notaio Gualtiero (26), mentre, undici anni dopo, un atto di Notar Giacomo di Tommaso di Bartolomeo rendeva nota l’elezione di sepultura nella chiesa di S. Legonziano, senza aggiunte, da parte del Notar Riccardo.(27) D’altro canto, sappiamo dall’Antinori che nella chiesa di S. Legonziano vi celebrava le funzioni liturgiche una Confraternita detta, nel 1403, della Frusta, nel 1560, di S. Maria delle Raccomandate del Borgo ed infine Congrega dei Raccomandati.(28) Sempre la medesima congrega con sede in S. Legonziano, il 9 febbraio 1484, in un Atto rogato dal Notar Giovanni, viene indicata come "Confraternita di S. Maria di S. Francesco", o semplicemente "Confraternita di S. Francesco" in Atti del 25 aprile 1546 e del 24 ottobre 1599. Oltre a variare la denominazione, andava maturando nell’animo dei congregati, sostenuti dai Magistrati della Città, la convinzione di essere proprietari della chiesa di S. Legonziano e, perciò, tentavano di sottrarsi alla giurisdizione dei Frati Minori Conventuali, suscitandone nel 1666 documentata protesta.

Questa diatriba, che fa parte della storia, riguardava sempre la chiesa di S. Legonziano, cui i frati erano rimasti tenacemente affezionati, quale luogo del Miracolo Eucaristico. Anche se i frati vi avevano ospitato la Congrega dei Raccomandati, accollandosene l’assistenza spirituale, mai pensarono di cederle il possesso del luogo; anzi, negli ultimi cento anni precedenti la contestazione, rivendicarono con forza e a più riprese il loro diritto. Con l’autorizzazione dei Ministri Generale e Provinciale, il 30 aprile 1566, ad esempio, i frati permisero che all’interno della chiesa di S. Francesco si costruisse una scalinata di accesso alla sottostante chiesa S. Legonziano, a spese della Confraternita dei Raccomandati, "a condizione che detta Confraternita non s’intenda unita ed incorporata con detta Chiesa, ma separata".(29) Il 15 maggio 1601, a ribadire i loro diritti ed evitare di "passare allo scoperto", i frati si fecero aprire per loro esclusivo uso una porta di servizio comunicante con quella chiesa che, per distinguerla dalla superiore, veniva sbrigativamente detta della Confraternita.(30) Allorquando, però, senza il consenso dei religiosi, seppure col beneplacito dell’arcivescovo, il 22 ottobre 1626, due procuratori ed economi della Confraternita, consentirono che vi venisse eretta una cappella in onore di S. Crispino, i frati si misero in allarme.(31)

Anche negli ambienti della Curia Arcivescovile di Lanciano si riteneva di poter estromettere con facilità e definitivamente i Frati Minori Conventuali dalla chiesa di S. Legonziano e di poterla affidare al sacerdote diocesano Fabrizio Falconio, quale cappellano della Congrega, in seguito alla migliore sistemazione delle Reliquie del Miracolo Eucaristico nella cappella Valsecca, avvenuta nel 1636. Si pensava infatti che questo trasferimento avesse affievolito il legame affettivo dei frati con il luogo dove si era verificato il Miracolo. Ma la supposizione era del tutto infondata, perché, il 18 settembre 1666, la comunità dei frati, tramite il p.guardiano Sante Spinelli, reagì per vie legali. Con l’intervento di un Giudice, di un Notaio e di due testimoni, essi presentarono pubblica contestazione, unita a copie delle Bolle di papa Alessandro IV, notificata al Provicario della Curia Arcivescovile di Lanciano, Tommaso de Ninis.

L’intento dei frati era quello di dimostrare che essi erano "in pacifico possesso della Chiesa (di S. Legonziano) per spazio di più di centenara d’anni", in virtù di Bolle del papa Alessandro IV confermanti la donazione del vescovo teatino Landolfo.(32) I religiosi, forti del loro legittimo e secolare diritto, temendo qualche sopruso dalla Curia Arcivescovile lancianese, si appellarono direttamente alla S. Sede, ottenendone vittoriosa e piena soddisfazione. Il 10 novembre 1666, infatti, il cardinale Giannetto, Prefetto della S. Congregazione dei Riti, impartiva l’ordine agli arcivescovi di Chieti e di Lanciano di non innovare cosa alcuna, nè porvi altro sacerdote.(33) Ma la litigiosità non si spense subito, tanto che, il 5 gennaio 1667, intervenne nuovamente Innico Caracciolo, Referendario di Segnatura Apostolica e Uditore di Camera, mediante un "monitorio", intimato tardivamente dalla Curia Arcivescovile il 25 ottobre successivo, per imporre silenzio al molesto Ascanio Cannella, procuratore della Confraternita dei Raccomandati(34). 

Vorrei chiudere questo risvolto storico poco piacevole, riportando le testimonianze addotte dai frati per non cedere ad altri il caro luogo del Miracolo Eucaristico. Gli argomenti erano sintetizzati in pochi articoli, di cui ho trovato memoria nel Transunto dell’Archivio di Stato di Napoli e di Chieti, redatto a suo tempo dall’Antinori (35). Nella protesta legale si provava: "1° che la Chiesa di S. Legonziano era dei Basiliani, e non ne era patrona la città; 2° che nel 1252 l’eletto di Chieti la concedette ai Frati Minori, e la cessione fu confermata da Innocenzo IV a 20 Aprile 1252, e da Alessandro IV a 13 Gennaio 1254; 3° che nel 1252 l’arciprete di S. Legonziano concedette il jus parrocchiale ai Frati col consenso di detto Eletto, e fu la concessione confermata da Alessandro IV il 22 Maggio 1257; 4° che le rendite (di S. Legonziano) furono recusate dai Frati Minori viventi nella purità della Regola, ed applicata da Alessandro IV ad altra Chiesa; 5° che i Frati fabbricarono nuova chiesa superiore e contigua ed appoggiata a quella di S. Legonziano, e Innocenzo IV a 25 Marzo 1252 concedette 40 giorni di indulgenza per quelli che dessero aiuto alla fabbrica; 6° che in S. Legonziano si conservava la Reliquia del Pane e del Vino mutati in Carne e Sangue visibili di Gesù Cristo, e terminata la nuova chiesa vi fu trasportata a destra dell’Altare maggiore; 7° nel 1636, a 20 Aprile, fu di nuovo trasportata al corno sinistro dell’Altare maggiore nella Cappella eretta da Giovanni Francesco Valsecca sotto quattro chiavi".(36)

 

(24) BULLARIUM ROMANUM, III, Ed.Seb. Franco et Henr. Dalmazzo, Torino 1858, p. 740.

(25) P. SELLA, RATIONES DECIMARUM ITALIAE. APRUTIUM - MOLISIUM. LE DECIME DEI SECOLI XIII-XIV, Città del Vaticano 1936, p. 274.

(26) C. MARCIANI, LE PERGAMENE DI S. MARIA MAGGIORE, cit., p. 86, n. 6.

(27) C.MARCIANI, Ivi, p. 87, n. 8; cfr. F.CARABBA, Op.cit., 115.

(28) L.A. ANTINORI, Op.cit., pp. 343-344; cfr. F.CARABBA, Op.cit., 267.

(29) C. MARCIANI, LA CHIESA E IL CONVENTO DI S. FRANCESCO, cit., pp. 33-34, n. 20.

(30) L.A. ANTINORI, Op.cit., 345; C.MARCIANI, Ivi, pp. 35-36, n. 29.

(31) C. MARCIANI, Ivi, p. 39, n. 47.

(32) L.A. ANTINORI, Op.cit., p. 351-352; C. MARCIANI, Ivi, p. 47, n. 84.

(33) L.A.ANTINORI, Op.cit. p.352; C.MARCIANI, Ivi, p. 48, n. 85.

(34) L.A. ANTINORI, Op.cit., p. 352; C.MARCIANI, Ivi, p. 48, n. 87.

(35) C.MARCIANI, Ivi, p. 41; n. 57.

(36) ARCHIVIO DI STATO DI CHIETI: INVENTARIO FATTO IL 16 SETTEMBRE 1809 DAGLI AGENTI DELLA SOPPRESSIONI: n. 387 marginale: "Supplica dei PP. Conv. di Lanciano all’Arciv. Come per lo spazio di centinara d’anni che gode il pacifico possesso della Chiesa di S. Legonziano dentro della medesima Città e continuamente vi celebrano le Messe. Il Provicario della Curia Arcivesc. li vuole spogliare di quel jusso".






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