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San Bartolomeo 


Di San Bartolomeo si dice che era reputata molto antica per essere menzionata in una pergamena di S. Maria Maggiore del 1334, insieme al "piano di S. Bartolomeo", circostante la chiesa. Il Marciani, commentando la pergamena, dice che a ridosso della chiesa fu poi costruito il convento dei Cappuccini. La chiesa è pregevole per opere d'arte di discreto valore (fra cui anche opere dello Spinelli), specialmente per un tabernacolo in legno d'ulivo, scolpito nel sec. XVIII dai frati cappuccini marangoni (falegnami) su disegno del frate Felice da Teramo.

La chiesa non è più aperta al culto in seguito al terremoto avvenuto nel 1984. La primitiva cappella, posta fuori le mura della città, è stata sempre ritenuta antica. In un contratto del 1334, si fa menzione sia della cappella che della località in cui essa si trova, e cioè il Piano di S. Bartolomeo. In un altro strumento del 1459 si precisa che sia la cappella che la località fanno parte del territorio di Lanciano. Durante la quaresima del 1575, viene a Lanciano un bravo predicatore, frà Giovanni Maria da Tufa, il quale sveglia nei concittadini un grande fervore religioso.

In quel tempo si pensava di fondare un convento dei cappuccini e ci volle la spinta del predicatore perché si riuscisse nell'intento. Nel luglio dello stesso anno, una domenica, l'arcivescovo Antonio benedisse e pose la prima pietra della chiesa intitolata a S. Bartolomeo, e benedisse ancora la croce portata sopra le spalle da frà Giovanni e qui piantata alla presenza del magistrato del popolo e dei religiosi della città (l). Fra Giovanni si sistema sul posto e dirige personalmente la costruzione della chiesa e del convento. Nel 1600, i padri Cappuccini e Filippini si avvicendano, durante le feste annuali cittadine, a tenere le prediche nel Duomo. Nel maggio 1617, l'arcivescovo Mongiò Galatino reca le reliquie dei SS. Apostoli e consacra l'altare della chiesa; accorda anche quaranta giorni di indulgenze a coloro che devotamente visitano il tempio (2).Quindi il titolo iniziale della chiesa rimase, mentre cambiò lo stile dell'edificio, semplice nella forma si ispirava alle costruzioni conventuali cappuccine. Nella sagrestia dl questa cappella vi è l'affresco di S. Bartolomeo raffigurato nel martirio dello scorticamento. Questo santo è uno dei dodici apostoli ed è protettore dei macellai e degli erniosi, festeggiato il 24 agosto come festa liturgica. Ai tempi della cappelletta rurale la festa di S. Bartolomeo già esisteva in una contrada a quanto pare omonima. Sono collocate in singole cappelle le statue dl S. Felice da Cantalice (RI), un cappuccino per quarant'anni (nel XVI secolo) questuante per la città di Roma (chiedeva l'elemosina per darla ai poveri). Egli era solito incontrarsi nella città con S. Filippo Neri ed insieme richiamavano l'attenzione della gioventù. La cappella gli è stata dedicata per riverenza e non per devozione popolare. Un'altra statua presente è quella di S. Caterina martire, il suo monastero è ubicato sul monte Sinai ed è una santa degli inizi del cristianesimo. Vi è anche la statua della Madonna dei Sette Dolori. Un quadro di S. Veronica Giuliani, santa cappuccina dei XVIII secolo. Durante la sua vita ha avuto manifestazioni divine, si dice che nel suo cuore fossero impressi gli strumenti della passione di Cristo: chiodi, martello ecc. Dentro urne settecentesche in legno vi sono reliquie che venivano esposte nel corso di feste particolari, con riti benedizioni e baci delle stesse. Nel convento, sorto successivamente, si lavorava la stoffa e si ospitavano i malati contagiosi. I frati rimasero fino al 1866/'67 poiché il convento fu soppresso da una riforma del nuovo stato italiano e il patrimonio fu confiscato dal fondo.


1 D. Policella "Gli Antichi monasteri di Lanciano ieri e oggi". edito dai Lyons, Lanciano 1983. 2 Ibidem.




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