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Città | Miracolo Eucaristico  
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Chiesa di S. Legonziano e arciprete di Lanciano 

Certamente l’esiguo numero di monaci rimasti in S. Giovanni in Venere e soprattutto il comportamento antimperiale dei benedettini in Lanciano, città fedele all’imperatore Federico II, (scomunicato dal papa per il rinvio della partenza come crociato sino alla fine di giugno 1228) con conseguente espulsione degli stessi da Lanciano nel 1229, per aver seguito lo stato del Pontefice (32), costituiscono i due fattori storici che determinarono l’inevitabile affidamento della chiesa di S. Legonziano al clero locale, rappresentato dall’arciprete, in seguito detto anche abate. Questa premessa storica, infatti, contiene anche la condizione giuridica richiesta, ossia la rinuncia dei monaci benedettini alla chiesa di S. Legonziano, quale presupposto della canonica provvisione del clero diocesano.

Si è riscontrato altrove, in Italia, che alle Chiese e cappelle rurali fondate dai monaci si contrappongono quelle tenute dal clero secolare, che tenta di riacquistare completamente il controllo della vita religiosa della diocesi. A seconda delle forze in gioco, una cappella o una pieve passa successivamente dai monaci al clero, dall’abate all’archipresbyter, il quale vi si insedia col clero minore, rivendicando anche il possesso delle dipendenze o della dotazione terriera annessa a quella chiesa".(33) Anche a Lanciano, quindi, la scomparsa dei benedettini ha comportato necessariamente il subentro in S. Legonziano da parte dell’arciprete, dato che "per la gerarchia ecclesiastica di Lanciano l’arciprete, già prima del 1515 - anno di istituzione della diocesi lancianese - era per lo più vicario del Vescovo teatino ed era sempre tenuto dopo il Vescovo come la prima dignità del clero lancianese. E questa carica continuò ad esercitarla anche dopo, come stanno a dimostrare gli attributi che faceva seguire alla propria firma: ’Arciprete e prima dignità del Capitolo’ (34).

 

(32) D.POLICELLA, GLI ANTICHI MONASTERI DI LANCIANO IERI E OGGI, Lit. Botolini, Lanciano 1983, p. 9.

(33) G.PENCO, Op.cit., p. 376.

(34) C.MARCIANI, LE PERGAMENE DI S. MARIA MAGGIORE, cit., pp. 135-136; il Marciani, in questa stessa opera, a p. 17, n. 1, dice che la situazione parrocchiale di Lanciano-vecchia è rimasta immutata fino al 2 settembre 1827, quando "per la erezione della nuova parrocchia di S. Agostino, a questa furono aggregate con mobili, suppellettili e archivi le cinque parrocchie di Lanciano-vecchia, e cioè: S. Martino, S. Giovanni Battista, S. Lorenzo, S. Maurizio, S. Biagio". Cfr. F.CARABBA, Op. cit., pp.59; 55-57; 452.




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