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Città | Miracolo Eucaristico  
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Chiesa di S. Legonziano e i Bizantini 

Prospiciente la Curtis Anteana è collocata la chiesa di S. Legonziano, luogo del Miracolo Eucaristico, sia pure ad un livello inferiore rispetto all’attuale Piazza Plebiscito, come è testimoniato dalle arcate del Ponte di Diocleziano e dalla vicina Chiesa di S. Maria in "Platea". Interessa, però, dal punto di vista storico, di poter riscontrare negli anni settecento la presenza di Bizantini nell’area di S. Legonziano: ciò comporta che, per assisterli spiritualmente, siano stati presenti i monaci "basiliani". Ebbene, proprio le recenti ricerche archeologiche confermano abbondantemente la presenza di Bizantini nella nostra zona all’epoca del Miracolo Eucaristico. Si sono, infatti, rinvenuti "reperti ceramici decorati a bande, tipici dell’età bizantina".(3)

Lo Staffa, inoltre, scrive che "un riassetto in qualche modo traumatico dell’intera zona, forse collegabile proprio alla tardiva conquista germanica ed al successivo impianto del castello longobardo, può essere dimostrato proprio dal rinvenimento nei pressi delle strutture antiche dei resti sconvolti di due sepulture, con elementi di corredo databili nella prima metà del VII secolo forse avanzata, ricavate nell’ambito dei livelli di frequentazione d’età bizantina. Anche dopo la conquista longobarda, avvenuta peraltro in un’epoca in cui saccheggi e violenze della prima conquista erano ormai divenute un ricordo, l’abitato dovette conservarsi su buona parte del pianoro di Lanciano Vecchia, come sembra dimostrato dal rinvenimento di materiali ceramici più latamente riferibili ad et altomedievale (secc. VII-VIII)".(4). Infine, sempre l’archeologo Staffa asserisce: "esattamente al di sotto dell’altare dell’attuale Santuario del Miracolo Eucaristico (S. Francesco) è stata evidenziata un’aula in muratura di conci quadrangolari di pietra, forse riconoscibile come impianto originario del luogo di culto" (5);

Come in altre zone di Lancianovecchia si sono ritrovati materiali ceramici tipo Crecchio del VII-VIII secolo, così nell’area di S. Legonziano - S. Francesco si è scoperta una piccola cisterna in calcestruzzo, utilizzata in et altomedievale, precisamente nei secoli VII-VIII, contenente ceramiche acrome. "Questa cisterna, nonché alcune strutture in cementizio su cui si vanno poi a collocare nel XIII secolo le strutture della nuova Chiesa di S. Francesco, sembrano riferibili ad un impianto altomedievale".(6)-. Le indagini archeologiche hanno quindi comprovato la presenza dei Bizantini in Lanciano, esattamente anche nell’area di S. Legonziano, all’epoca che ci interessa. Una ulteriore conferma archeologica giunge da Crecchio, a pochi chilometri da Lanciano, precisamente da Vassarella - Casino Vezzani, cui si deve il prototipo dei reperti ceramici lancianesi. L’eccezionale e fortuita scoperta di una grande cisterna piena di reperti bizantini e copti "che presentano forti punti di contatto con analoghe produzioni dipinte di area egiziana databili fra il V e l’VIII secolo", come anche "la presenza di due scarti di produzione" che, secondo lo Staffa, oltre a presupporre perfino la produzione in Crecchio, nei secoli VI-VIII, di ceramiche, vasellame, oggetti vari di artigianato tipico egiziano, testimoniano almeno fino a questo periodo "lo stanziamento nella zona di un reggimento militare bizantino (Numerus) di origine egiziana" (7),. a difesa della costa adriatica dai longobardi, provenienti dall’entroterra.


A riprova della presenza bizantina, almeno ben oltre la metà del secolo VII, sulla costa adriatica, c’è un fatto storico: la partecipazione al Concilio lateranense del 649, indetto da Papa Martino I (649-655), del Vescovo di Ortona, Viatore, insieme ad altri vescovi bizantini dei territori italiani. "Nel 649, quando il Vescovo di Ortona, Viatore, sottoscrive i decreti del Sinodo lateranense, la città (Chieti) e il suo territorio, certamente non erano ancora stati toccati dalla guerra di conquista longobarda, perciò si trovavano ancora in area di dominio bizantino. E’ infatti innegabile che la conquista longobarda, o quanto meno i catastrofici eventi bellici che l’accompagnarono, ebbero come esito, almeno in un primo tempo e per parecchi decenni la destrutturazione completa dell’istituzione episcopale, laddove quest’ultima era sopravvissuta alla profonda crisi delle strutture civiche tra il V e VI secolo, crisi radicalizzata dalle drammatiche vicende della guerra greco - gotica".(8).,. Volendo allargare l’orizzonte alle altre zone italiane sottoposte ai Bizantini, pare che nei secoli VII ed VIII, nè sempre nè ovunque, vi sia stata contrapposizione bellica tra i vecchi occupanti bizantini ed i nuovi arrivati longobardi, con la conseguente rapida e violenta invasione di questi o frettolosa e totale scomparsa di quelli, come si era verificato, ad esempio, in Lombardia, intorno al 570 nella prima formazione del regno longobardo, o nel decennio di interregno (574-584).


é vero che, tra il 590 e il 603, i Longobardi nell’Italia settentrionale, Centrale e Meridionale (Ducati di Spoleto e di Benevento) ottennero molti successi contro i Bizantini, peraltro impegnati militarmente dai Persiani, ma è anche vero che l’influenza o il prestigio della principessa cattolica bavarese Teodolinda, sposata il 15 maggio 589 dal re longobardo Autari e, morto questi il 5 settembre 590, passata in seconde nozze con Agilulfo, favorì la conversione del popolo al cristianesimo e ne moderò la violenza e l’ingordigia. Qualche secolo più tardi, il re longobardo "Pertarito concluse una pace ’eterna’ con Bisanzio sulla base del riconoscimento dello status quo ; la pace fu probabilmente ratificata da inviati longobardi, i quali nel 680-81 presero parte a Costantinopoli al Concilio che condannò il monotelismo. Bisanzio si rassegnò allora anche sotto il profilo giurisdizionale alla perdita di gran parte dell’Italia, mentre Pertarito e il figlio Cuniperto rinunciavano a qualsiasi ulteriore espansione territoriale longobarda"(9)\ Del resto si è dato il caso, nel 715, che tra Comacchio bizantina ed altre città padane dominate dai longobardi venisse stipulato un patto per agevolare gli scambi commerciali tra le parti non propriamente rivali.

"In Italia si assiste così a dinamici contatti commerciali fra zone costiere, sotto controllo bizantino, ricche di prodotti pregiati, metalli preziosi, avori, spezie e seta, e le zone interne in mano longobarda che in cambio esportavano legname da costruzione, armi, pellicce e schiavi, merci tra le più richieste nei territori bizantini ed islamici dell’Oriente. In questo contesto storico - economico ben si inserisce fra il VI e VII sec. la situazione di Crecchio e più in generale la situazione dell’Abruzzo, diviso tra il dominio longobardo e bizantino ed aperto ai commerci adriatici grazie al porto di Ortona, base militare fortificata e direttamente dipendente dall’Esarcato di Ravenna, centro di irradiazione delle merci bizantine".(10)! Infine anche la toponomastica evidenzia che la fascia costiera da Pescara a Vasto, compresa Lanciano, è rimasta ancora per altro tempo indisturbata sotto i Bizantini, giacché, non a caso, disposti quasi a linea di confine, due paesi pedemontani del Chietino, nelle vicinanze di Lanciano, hanno denominazione di origine longobarda: Fara S. Martino e Fara Filiorum Petri. Anzi, è significativo il fatto che questi luoghi, non molto lontani dal mare, siano in posizione strategica, quasi a dimostrare che là, proprio là, alle prime incursioni mobili di guerrieri longobardi con le loro famiglie, seguirono i distaccamenti militari che divennero stanziamenti stabili.

"Fara" significa andare, marciare o "spedizione armata", secondo alcuni, mentre per altri è da intendersi "associazione in marcia" che "comprendeva, oltre ai guerrieri con le loro donne e tutto il popolo che non portava le armi, e perciò anche gli schiavi. In breve, la Fara era la comunità di vita di una società in movimento, senza patria. Le singole associazioni in marcia venivano insediate come truppe di combattimento e di occupazione in importanti punti strategici".(11).: Le Fare presso Lanciano e Fossacesia pare, come detto dal Pellegrini, "siano da attribuire a un periodo più recente, dopo la definitiva liquidazione dei Bizantini dalla zona, cio è tra gli ultimi decenni del sec. VII e i primi dell’VIII" (12). In forza delle citate testimonianze, perciò, all’epoca del Miracolo Eucaristico, è spiegabile a Lanciano la presenza dei monaci detti "basiliani" o meglio italo - greci. E’ stato già accennato, però, che la condizione storica determinante di tale presenza deve essere stata la lotta iconoclastica, cio è contro la venerazione delle immagini sacre, condotta con persecuzioni di vescovi, sacerdoti e monaci dall’imperatore di Bisanzio Leone III e successori. A proposito, il monaco celebrante in S. Legonziano potrebbe essere divenuto dubbioso circa la presenza reale di Gesù Cristo nel Pane e nel Vino consacrati proprio a causa della teoria iconoclastica, la quale, in contrasto col Vangelo che dice: "Questo è il mio Corpo", "Questo è il mio Sangue", sosteneva che l’Eucaristia fosse l’unica immagine permessa di Gesù Cristo.

La lotta iconoclastica ha avuto inizio nel 726 e fu giustificata in forza di quella dottrina antiidolatrica di derivazione biblica (Es.20,4), interpretata con criteri islamici; approvata solo nel 754 dal conciliabolo di Costantinopoli (senza la partecipazione del Papa e dei Patriarchi orientali), venne poi definitivamente, o meglio, ufficialmente smentita nel 787 dal II Concilio di Nicea. Il conciliabolo del 754, detto anche "sinodo acefalo", si concluse con la condanna di ogni culto delle immagini sacre. Ma "la più irriducibile opposizione alla politica iconoclastica venne dal mondo monastico bizantino, e anche la repressione di questa opposizione fu particolarmente dura. Ora i monaci sono perseguitati non solo per le loro simpatie per il culto delle icone, ma anche semplicemente per il fatto di essere monaci, e costretti ad abbandonare la vita monacale. Così nella sua fase più acuta la lotta iconoclastica si fuse con la lotta contro il potente monachesimo bizantino e le proprietà dei monasteri. Vi fu anche una forte emigrazione di monaci, che si diressero soprattutto verso il sud d’Italia, dove fondarono molti nuovi monasteri e scuole, creando nuovi centri di cultura greca".(13)

Ovviamente, non solo siamo negli "anni del Signore settecento", tempo del Miracolo Eucaristico, ma anche è da ritenere che i monaci"basiliani" abbiano continuato ad occupare quelle sedi e custodire quelle chiese loro affidate, almeno fino alla metà del secolo VIII. Occorre ricordare un altro fatto storico importante, che ha condizionato il distacco dei Bizantini dall’Abruzzo, ma certamente mai prima del 730. L’imperatore di Bisanzio Leone III, per finanziare la lotta contro l’espansione araba, aveva inasprito talmente le tasse da provocare in Italia il rifiuto di pagarle ; nel 726, una dichiarata ostilità fu capeggiata proprio dal papa Gregorio II (715-731), col coinvolgimento dei ducati longobardi di Spoleto e di Benevento, per ottenere l’autonomia da qualsiasi ingerenza imperiale bizantina (14), cominciando con l’esenzione dalle imposte.

Per ritorsione, dopo il 730, al duplice rifiuto papale della teoria iconoclastica e del pagamento delle tasse, Leone III sottrasse al Papa qualsiasi facoltà su Sicilia, Calabria e Puglia. Di sicuro, come l’esasperante fiscalismo imperiale "così l’iconoclastismo bizantino aveva approfondito la scissione fra i due centri del mondo e infine ebbe l’effetto che Roma fosse cacciata dall’Oriente greco, Bisanzio dall’Occidente latino".(15) Dal punto di vista storico, quindi, è fatto salvo l’arco di tempo "anni settecento", in cui si è verificato il Miracolo Eucaristico in mano ad un monaco basiliano, perché la situazione bizantina in Italia è andata soggetta a novità sostanziali dal 751, caduta di Ravenna, al Natale dell’800, incoronazione di Carlo Magno (768-814). Infatti il Papa, alleandosi con i Franchi in maniera stabile, aveva consolidato l’influenza bizantina alla Sicilia, Calabria e Puglia; ma pure Carlo Magno, all’inizio del 774, occupando Pavia e portando via prigioniero il re Desiderio e la moglie Ansa, pose fine al regno longobardo, anche se il ducato di Benevento conservò la propria indipendenza.

Ora, prescindendo dalla secolare lotta iconoclastica e fin tanto che non imperverseranno i Normanni, le questioni storiche bizantine che possono interessarci sono due: l’affermarsi e dell’impero carolingio e del dominio arabo in Italia. Circa la strepitosa avanzata araba in Occidente è memorabile, per la salvezza dell’Europa, la vittoria franca a Poitiers (732), pur se un secolo dopo (832) si dovette registrare la caduta di Palermo nelle mani islamiche. L’imperatore bizantino Basilio I (867-886), col consenso del Papa ed il concorso dell’imperatore d’occidente Ludovico II (855-875), prese l’iniziativa di respingere gli Arabi dai territori italiani, ma l’operazione si concluse con la sola occupazione di Bari (871) da parte di Ludovico II. Due anni più tardi, però, il ribelle principe di Benevento si sottomise ai Bizantini e cos" anche Bari verso la fine dell’876.(16)

Per quanto riguarda l’influenza carolingia nella nostra zona, dopo aver riportato le testimonianze degli Annales Regni Francorum che annotano: "Nella stessa estate (a.801) in Italia la città di Chieti venne presa e incendiata. (a.802) La città di Ortona in Italia si arrese e venne assoggettata", il Pellegrini conclude: "Il trattato di pace che ne segu", stabilì" sulla linea del Trigno i confini tra il ducato spoletino e quello beneventano, con il definitivo inglobamento del territorio teatino nel ducato di Spoleto".(17) Durante le lotte per l’impero, cui presero parte Guido e Lamberto di Spoleto, alla fine del IX secolo, in Abruzzo si erano affermati alcuni grandi feudatari, tra i quali gli Attonidi, conti teatini, ritenuti possessori terrieri "di età carolingia, risalenti probabilmente a famiglie di exercitales di età longobarda".(18) I conti di Chieti continuarono a potenziarsi nel secolo X, approfittando delle lotte che infuriavano nel regno italico e nel ducato spoletino. Intanto l’imperatore Enrico III di Franconia (1039-1056) mentre assegnava al Papa il ducato di Spoleto con i territori abruzzesi, confermava anche i ducati normanni di Aversa e di Puglia. In un primo tempo, incuranti della scomunica papale (tolta più tardi, in cambio dell’aiuto prestato contro l’imperatore), dai detti ducati i normanni mossero a saccheggiare i confinanti territori molisani e abruzzesi, sino a costituire la contea di Loritello vicino Larino (Campobasso), utile base per le successive conquiste verso il Nord.

Al sud soltanto "la caduta di Bari nel 1071, segnò la fine del dominio bizantino, in Italia, ma non quello della presenza greca. Lungi dal voler distruggere l’eredità bizantina, i conquistatori normanni continuarono a servirsi delle strutture amministrative preesistenti e del personale greco capace di gestirle".(19) Quasi a conclusione di quanto esposto precedentemente, occorre precisare un’altra nozione. I monaci bizantini presenti a Lanciano nel 700 sono detti "basiliani", ma "il monachesimo bizantino non era "basiliano". Benché i trattati di S. Basilio fossero copiati senza tregua, i canoni di vita monastica si basavano piuttosto sugli ideali eremitici dei padri del deserto e sul modello di S. Antonio Abate, il monaco per eccellenza. I Monaci greci, anziché missionari culturali e insegnanti, molto spesso erano umili e ignoranti. A Bisanzio non si conoscevano ordini monastici. L’Ordo S. Basilii è una creazione occidentale, inventata, a quanto pare, nella Cancelleria di papa Innocenzo III, (1198-1216), per distinguere i monasteri greci dell’Italia meridionale e della Sicilia da quelli che erano Ordinis S. Benedicti".(20) Brevemente: "i Bizantini hanno vari gruppi di Basiliani che, però, non hanno tutti nè origine comune, nè relazione di dipendenza gli uni dagli altri".(21)

Anche l’Enciclopedia Italiana sostiene: "Dal sec. XVI fino ad epoca recente si è creduto in occidente che tutti i monaci cosiddetti "greci", cio è di disciplina bizantina, senza differenza di paese e di lingua, fossero basiliani, costituiti in grande ordine, anzi, che quest’ordine fosse l’unico riconosciuto dalla Chiesa impropriamente detta "greca". I monaci orientali, per loro natura, sono monaci di un determinato monastero e non membri di corporazioni più vaste".(22) Chiarito anche questo punto ed in tal senso, si può validamente ritenere che la chiesa di S. Legonziano, luogo del Miracolo Eucaristico, in quel tempo era officiata da monaci solo più tardi detti "bizantini". Probabilmente connesso alla chiesa edificata con pietre, ci sarà stato un modesto monastero, strutturato con materiale più deperibile, quale dimora di quei monaci addetti anche alla cura pastorale della popolazione.

 

(3) A.R. STAFFA, LANCIANO FRA PREISTORIA, cit., p. 23.

(4) A.R. STAFFA, Ivi, p. 27.

(5) A.R.STAFFA, W.PELLEGRINI, DALL'EGITTO COPTO ALL'ABRUZZO, cit. pp. 19-20.

(6) A.R.STAFFA, LANCIANO FRA PREISTORIA, cit. p. 27.

(7) A.R.STAFFA, W.PELLEGRINI, DALL'EGITTO COPTO ALL'ABRUZZO, cit., pp. 45-46; 54-55; 59.

(8) L.PELLEGRINI, CHIETI E IL SUO TERRITORIO, cit., p. 234.

(9) J.JARNUT, STORIA DEI LONGOBARDI, cit. p.61.

(10) S. IACHINI, LE ROTTE BIZANTINE FRA MEDITERRANEO E ADRIATICO, in: A.R.STAFFA, W.PELLEGRINI, DALL'EGITTO COPTO ALL'ABRUZZO, cit. p. 39.

(11) J.JARNUT, Op. cit., pp.45-46.

(12) L.PELLEGRINI, Ivi, p. 242; cfr. A.R.STAFFA, W.PELLEGRINI, DALL'EGITTO COPTO ALL'ABRUZZO, cit. p. 61.

(13) G.OSROGORSKY, Op.cit., pp. 158-159.

(14) Cfr. J.JARNUT, Op.cit., p.88-90; V.von FALKENAUSEN, I BIZANTINI IN ITALIA - L'ITALIA MERIDIONALE BIZANTINA, cit. pp. 37-39.

(15) G.OSTROGORSKY, Op. cit., pp. 155-156.

(16) Cfr. G.OSTROGORSKY, Ivi, pp. 214-215.

(17) L.PELLEGRINI, Ivi, pp. 245-246.

(18) L.PELLEGRINI; Ivi, p. 249.

(19) V.von FALKENHAUSEN, Ivi, p. 126.

(20) Ibidem, p. 116.

(21) ENCICLOPEDIA CATTOLICA, VIII, Città del Vaticano 1952, col. 1242.

(22) ENCICLOPEDIA ITALIANA, VI, Roma 1949, pp. 292-293-294.



 




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