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Città | Miracolo Eucaristico  
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Documentazione carente 

Non si conoscono, purtroppo, documenti coevi e quelli reperibili sono piuttosto tardivi, anche se si richiamano all’ininterrotta tradizione. "Quand’anche non esistesse altro documento, la tradizione, soprattutto se, come nel caso nostro, la tradizione è venerabile per la sua antichità e generalità, è essa stessa più che un documento"(5).

La tradizione veneranda, a cui si ispira la storiografia del Miracolo Eucaristico, è stata sostenuta dalla presenza dei sacerdoti susseguitisi nell’ufficiatura della chiesa di S. Legonziano e nella custodia delle Reliquie: dai monaci "basiliani" ai benedettini, da questi all’arciprete di Lanciano, che ha ceduto direttamente ai frati minori il luogo sacro in cui è avvenuto il Miracolo.

Circa l’assenza di documentazione, osserva il Penco, storico del monachesimo in Italia: "La generale scarsezza delle fonti sulla vita religiosa dal sec. VI non è poi dovuta solo alle distruzioni longobardiche, bensì, pensiamo, al carattere ancora semieremitico di gran parte di quelle fondazioni, poco interessate a lasciare precise documentazioni storiche alla posterità"(6)

Il silenzio delle fonti è quasi generale per quei tempi; tuttavia, riguardo a Lanciano, facente ancora parte della Diocesi e territorio di Chieti, calza bene la puntualizzazione del Pellegrini: "chi volesse tentare il recupero dei brandelli di una storia di Chieti da ricostruire nei primi tre secoli del Medioevo, dall’inizio del VI ai primi decenni del IX, si troverebbe in mano poco più che indizi negativi. Nelle liste episcopali non compare mai il nome di un Vescovo di Chieti; nelle lettere e disposizioni delle massime autorità politiche e religiose, relative alla regione in cui il territorio teatino era compreso, brilla l’assenza di qualsiasi riferimento a destinatari responsabili di qualsivoglia entità politico - amministrativa in tale territorio; mentre nelle fonti narrative, dove pur non mancano accenni alla regione nel suo complesso, si cercherebbero invano riferimenti specifici e diretti a Chieti e al suo territorio. Tale vuoto di testimonianze scritte è solo parzialmente colmato dagli indizi testimoniali che ci provengono dall’archeologia e dalla toponomastica"(7).

Vorrei esplicitare ciò che il Pellegrini ha generalizzato, riferendomi agli "anni del Signore settecento", che ritengo buona datazione dell’evento - prodigio eucaristico, di cui si tratterà nella prossima questione quarta.

Per lungo tempo e in diversi luoghi, ho svolto ricerche personali senza aver avuto la fortuna di scoprire antiche fonti; ma ho potuto riscontrare anch’io nelle liste episcopali di Chieti un vuoto che va dalla fine del VI a metà del IX secolo, già noto all’Ughelli e menzionato dal Carusi: "abbiamo infatti una grande lacuna che va dalla morte di Barbato (fine del VI secolo) all’elezione di Teodorico I "Gallus vel Germanus", il quale era ancora in vita nell’840"(8).

Orbene, per spiegare la predetta lacuna, si potrebbe verosimilmente ipotizzare anche una strana lunghissima vacanza nella sede episcopale di Chieti - per ovvie ragioni più importante del Miracolo Eucaristico, a quei tempi -; oppure, si dovrebbe ammettere che ignoriamo documenti per ora irreperibili.

In situazioni simili è significativo il pensiero del Carr: "Ho il sospetto che ancora oggi uno dei motivi di fascino della storia antichità e del medioevo consista nel fatto di dare l’illusione che tutti i fatti storici siano a nostra disposizione e facilmente raggiungibili.

La storia è stata paragonata a un’enorme sega verticale piena di denti mancanti. Ma il problema principale non è rappresentato dalle lacune... Il feticismo ottocentesco per i fatti era integrato e garantito dal feticismo per i documenti... Se una cosa si trova nei documenti, allora è così", e basta. Ma che cosa ci dicono i documenti...allorché ci accostiamo a loro? Nessun documento è in grado di dirci di più di quello che l’Autore pensava...".(9).

Molto più spiccio, circa la metodologia, pare il Febvre che fa notare: "La storia si fa, senza dubbio, con i documenti scritti. Quando ce n’è. Ma si può e si deve fare senza documenti scritti, se non esistono. Per mezzo di tutto quello che l’ingegnosità dello storico gli consente di utilizzare per fabbricare il suo miele, in mancanza di fiori normalmente usati, quindi con parole, con segni. Con paesaggi e con mattoni. Con forme di campi e con erbe cattive. Con eclissi lunari e collari da tiro. Con le ricerche su pietre, eseguite da geologi, e con analisi di spade metalliche, compiute da chimici".(10)

Forse sono troppe e troppo lunghe le citazioni, persì servono a rendere ragione del metodo storiografico che, in assenza di documentazione scritta, è costretto a procedere per indizi e tracce, al fine di estrarne conclusioni accettabili, fino a quando non si possa disporre di vere testimonianze scritte che, nel caso nostro, sono datate 1586.

Tornando a noi, se esistessero documenti in cui si parlasse di altro collegato al Miracolo Eucaristico, o fosse documentato qualche altro evento necessariamente implicante detto Prodigio, perché inscindibilmente connesso oltre che nel tempo e nello spazio anche nella sostanza, ma non ne risultasse alcun cenno, allora si che il silenzio sarebbe preoccupante.

Poiché nell’epoca storica in questione quasi tutto tace e quasi nulla è testimoniato in scritture, occorre sfruttare l’eloquenza dei deboli indizi e delle lievi tracce, senza pretendere l’impossibile, dato che, a quanto pare, non si è sentita la necessita di documentare ciò che era sotto gli occhi di tutti: le Reliquie di quel Miracolo Eucaristico.

 

(5) G.SANNA SOLARO, Op. cit., p. 13.

(6) G.PENCO, STORIA DEL MONACHESIMO IN ITALIA. DALLE ORIGINI ALLA FINE DEL MEDIO EVO, Ed. Paoline, Roma 1961, pp. 86-87.

(7) L.PELLEGRINI, LA CITTË E IL TERRITORIO NELL’ALTO MEDIOEVO, in: AA.VV., CHIETI E LA SUA PROVINCIA. 1. Storia, Arte, Cultura. 2. I Comuni. Amministrazione Provinciale, Chieti 1990, p. 227.

(8) E.CARUSI, NOTIZIE SUI CODICI CHIETINI, in: "BULLETTINO R. DEPUTAZIONE ABRUZZESE DI STORIA PATRIA", IV, 1913, p. 32; cfr. J.JARNUT, STORIA DEI LONGOBARDI, Einaudi, Torino 1995, pp. 55-56.

(9) E.M.CARR, SEI LEZIONI SULLA STORIA, Einaudi Ed., Torino 1961, pp. 11-29 (passim).

(10) L.LE FEBVRE, PROBLEMI DI METODO STORICO, Einaudi Ed., Torino 1976, p. 177.




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